“ VIAGGIANDO A TU PER TU ”: con il prof.re Paolo De Nardis
- La nostra chiacchierata inizia dopo un intervento che il professore ha tenuto presso l’Università di lettere e filosofie. Dall’Aventino ci dirigiamo in macchina, presso la sede RAI di Saxsa Rubra, per una partecipazione al TG3-
- La nostra chiacchierata inizia dopo un intervento che il professore ha tenuto presso l’Università di lettere e filosofie. Dall’Aventino ci dirigiamo in macchina, presso la sede RAI di Saxsa Rubra, per una partecipazione al TG3-
L.L. “La contemporaneità è uguale o diversa dall’essere contemporaneo? ”
P.D.N. “ La contemporaneità è diversa dall’essere contemporaneo … di fatto da un punta di vista sociologico , empirico effettivo è diversa, perché essere contemporaneo significa in qualche modo operare nelle scelte all’interno di un bacino culturale soprattutto acquisire una mentalità che dovrebbe essere in qualche modo il sale, il condimento di quella che per noi contemporanei è la contemporaneità. La contemporaneità invece è un concetto astratto, è molto spesso la contemporaneità si colora di tinte che in realtà non esistono, sono tinte soltanto intellettualisticamente vissute, allora e molto più importante, concreto, essere contemporanei e quindi avere tanti contemporanei ,che non parlare astrattamente di contemporaneità senza essere contemporanei rischia in effetti di darci quella rappresentazione di un concetto vuoto, inesistente, metafisica e quindi in ultima istanza fallacia.”
P.D.N. “ La contemporaneità è diversa dall’essere contemporaneo … di fatto da un punta di vista sociologico , empirico effettivo è diversa, perché essere contemporaneo significa in qualche modo operare nelle scelte all’interno di un bacino culturale soprattutto acquisire una mentalità che dovrebbe essere in qualche modo il sale, il condimento di quella che per noi contemporanei è la contemporaneità. La contemporaneità invece è un concetto astratto, è molto spesso la contemporaneità si colora di tinte che in realtà non esistono, sono tinte soltanto intellettualisticamente vissute, allora e molto più importante, concreto, essere contemporanei e quindi avere tanti contemporanei ,che non parlare astrattamente di contemporaneità senza essere contemporanei rischia in effetti di darci quella rappresentazione di un concetto vuoto, inesistente, metafisica e quindi in ultima istanza fallacia.”
L.L. “Vivere il proprio tempo significa stare nel proprio tempo! Perché invece l’arte in genere trova difficoltà ha vivere il proprio tempo, nonostante usi tutti i mezzi possibili? Sarà ignoranza del fruitore?”
P.D.N. “ Si molto spesso e ignoranza del fruitore, perché il fruitore si attesta su un’oscillazione di un gusto medio, che in genere é sempre più conservatore rispetto all’innovazione, rispetto alla genialità di chi prevede il trend anche dell’opera d’arte, il trend della situazione artistica, é sostanzialmente il fruitore non è spesso un’artista, non si rende conto dell’innovazione tecnologiche, del mezzo per arrivare all’opera d’arte.”
P.D.N. “ Si molto spesso e ignoranza del fruitore, perché il fruitore si attesta su un’oscillazione di un gusto medio, che in genere é sempre più conservatore rispetto all’innovazione, rispetto alla genialità di chi prevede il trend anche dell’opera d’arte, il trend della situazione artistica, é sostanzialmente il fruitore non è spesso un’artista, non si rende conto dell’innovazione tecnologiche, del mezzo per arrivare all’opera d’arte.”
L.L. “ Rischiare significa essere contemporanei ? ”
P.D.N. “E si …., se in qualche modo la contemporaneità è la strada e
l’epoca dell’ incertezza, se il mondo della sicurezza o delle sicurezze ormai e di ottocentesca memoria …,beh si, essere contemporanei significa in qualche modo coltivare il rischio, la scommessa, la sfida.”
P.D.N. “E si …., se in qualche modo la contemporaneità è la strada e
l’epoca dell’ incertezza, se il mondo della sicurezza o delle sicurezze ormai e di ottocentesca memoria …,beh si, essere contemporanei significa in qualche modo coltivare il rischio, la scommessa, la sfida.”
L.L. “ C’è l’abuso della contemporaneità? ”
P.D.N. “La contemporaneità viene abusata in ogni momento, in ogni cosa.
P.D.N. “La contemporaneità viene abusata in ogni momento, in ogni cosa.
L.L. “ Perché tutti si sentono artisti ? ”
P.D.N. “Tutti si sentono creativi più che esecutivi, e quindi in qualche modo artisti. ”
-La nostra chiacchierata si ferma per una lunga intervista telefonica per il “Corriere della Sera”, abbiamo appena imboccato il Lungo Tevere, ore17,00.-
L.L. “ Sul suo libro Sociologia del limite, anche lei a scritto dell’uomo che abbandona la storia per la scoperta geografica, cosa ha portato all’uomo ad abbandonare le radici storiche …?”
P.D.N. “Io non parlerei di uomo.....ma di individuo sociale, vale a dire di un individuo che vive il proprio spazio, il proprio tempo, il proprio contesto culturale che viene condizionato da questo, l’individuo cambia, non esiste l’uomo simile per tutti i tempi, noi non abbiamo quasi nulla ormai a che fare con quello che ci ha preceduto.
Invece siamo molto diversi, come siamo diversi dai nostri antenati, siamo diversi dai nostri nonni, da quello che saranno i nostri pronipoti …… Io ho parlato di riscoperta della geografia e di ideologia della morte della storia, in quanto ad un certo punto, c’era una sorta di ideologia che diceva : <<>>, si diceva dopo l’ultima guerra mondiale; con la bomba atomica che ti distrugge in un battibaleno due grosse città Giapponesi, nell’agosto del’45 e fa terminare quella che è stata la tragedia del secolo, dalla prima alla seconda guerra mondiale, non ci saranno più guerre perché basta un capriccio di un capo, basterebbe premere un bottone per far saltare tutta l’umanità ……, dice, allora, siccome la storia da allora esistita, era una storia di battaglie, di guerre, di trattati di pace ,di sangue e via discorrendo evidentemente finita la storia così come viene intesa. Innanzitutto, purtroppo abbiamo visto che non è così, di guerre ce ne sono state e ce ne sono ancora, sono guerre localistiche …, ma proprio per questo si riscopre la geografia, perché una serie di Paesi che non sono stati protagonisti o nel bene o nel male, oggi lo sono anche ad esempio dove scoppiano le guerre, certo non scoppiano a Parigi, Londra o Roma o a Vienna, dove nell’Ottocento avvenivano le dichiarazioni di guerra. Perciò era questa l’Europa, l’ Europa della guerra, delle rivoluzioni, della restaurazione l’ Europa romantica, degli stati nazionali, del risorgimento. Poi ci siamo abituati dopo la guerra ad altri due centri che avevano in mano l’eremie delle decisioni …..Washington e Mosca …..quando il mondo era diviso in due, dopo ’89 pare che Washington vuole essere sola e però riporta, rapporta tutto, fa trascinare tutto dove? Nelle parti del mondo più disperate, lontane ma anche desperate, cacofonia ,vale a dire il cambiamento di vocali che in questo caso e quanto appropriato ecco perché si riscopre la geografia.”
P.D.N. “Io non parlerei di uomo.....ma di individuo sociale, vale a dire di un individuo che vive il proprio spazio, il proprio tempo, il proprio contesto culturale che viene condizionato da questo, l’individuo cambia, non esiste l’uomo simile per tutti i tempi, noi non abbiamo quasi nulla ormai a che fare con quello che ci ha preceduto.
Invece siamo molto diversi, come siamo diversi dai nostri antenati, siamo diversi dai nostri nonni, da quello che saranno i nostri pronipoti …… Io ho parlato di riscoperta della geografia e di ideologia della morte della storia, in quanto ad un certo punto, c’era una sorta di ideologia che diceva : <<>>, si diceva dopo l’ultima guerra mondiale; con la bomba atomica che ti distrugge in un battibaleno due grosse città Giapponesi, nell’agosto del’45 e fa terminare quella che è stata la tragedia del secolo, dalla prima alla seconda guerra mondiale, non ci saranno più guerre perché basta un capriccio di un capo, basterebbe premere un bottone per far saltare tutta l’umanità ……, dice, allora, siccome la storia da allora esistita, era una storia di battaglie, di guerre, di trattati di pace ,di sangue e via discorrendo evidentemente finita la storia così come viene intesa. Innanzitutto, purtroppo abbiamo visto che non è così, di guerre ce ne sono state e ce ne sono ancora, sono guerre localistiche …, ma proprio per questo si riscopre la geografia, perché una serie di Paesi che non sono stati protagonisti o nel bene o nel male, oggi lo sono anche ad esempio dove scoppiano le guerre, certo non scoppiano a Parigi, Londra o Roma o a Vienna, dove nell’Ottocento avvenivano le dichiarazioni di guerra. Perciò era questa l’Europa, l’ Europa della guerra, delle rivoluzioni, della restaurazione l’ Europa romantica, degli stati nazionali, del risorgimento. Poi ci siamo abituati dopo la guerra ad altri due centri che avevano in mano l’eremie delle decisioni …..Washington e Mosca …..quando il mondo era diviso in due, dopo ’89 pare che Washington vuole essere sola e però riporta, rapporta tutto, fa trascinare tutto dove? Nelle parti del mondo più disperate, lontane ma anche desperate, cacofonia ,vale a dire il cambiamento di vocali che in questo caso e quanto appropriato ecco perché si riscopre la geografia.”
L.L. “ Siamo nomadi o randagi ? ”
P.D.N. “Più che altro siamo abituati ad avere a che fare noi stessi con lo straniero e diventare noi stessi stranieri, sotto il nostro stesso campanile. Il nomadismo ormai è un dato di fatto, mi piace molto questo fatto del randagismo, è vero che nelle nostre megalopoli, più che nomadi ( visto che continuiamo ha vivere nelle megalopoli ) ecco! siamo un pò come i gatti del Colosseo, quello che stiamo facendo adesso in questo momento, siamo nomadi ma quanto meno randagi...... . La megalopoli è intesa come situazione emblematica di quelli che sono i sistemi sociali, contemporanei, direi che il randagismo mi piace molto ,complimenti e una categoria sociologica da prendere in considerazione complimenti, ci devo pensare!”
P.D.N. “Più che altro siamo abituati ad avere a che fare noi stessi con lo straniero e diventare noi stessi stranieri, sotto il nostro stesso campanile. Il nomadismo ormai è un dato di fatto, mi piace molto questo fatto del randagismo, è vero che nelle nostre megalopoli, più che nomadi ( visto che continuiamo ha vivere nelle megalopoli ) ecco! siamo un pò come i gatti del Colosseo, quello che stiamo facendo adesso in questo momento, siamo nomadi ma quanto meno randagi...... . La megalopoli è intesa come situazione emblematica di quelli che sono i sistemi sociali, contemporanei, direi che il randagismo mi piace molto ,complimenti e una categoria sociologica da prendere in considerazione complimenti, ci devo pensare!”
L.L. “ Attraverso la tecnologia ad esempio internet, si hanno contatti estremamente facili, basta cliccare e aprire tante finestre, questo è una forma di nomadismo? ”
P.D.N. “Si , però internet è anche una forma di classismo forte...... .Chi lo può usare internet ? Chi può permettersi il lusso di possedere un computer, non solo, non è soltanto il lusso di comprare un computer che è costoso, ma anche il lusso di poterlo mantenere,di potersi formare, informare … e siamo tanto sicuri che su internet troviamo l’uscibile? Internet, la rete ha degli input, ha delle immissioni di contenuti informativi , ….chi le ha messe ? Chi ha deciso che quelli vanno messe e gli altri non vanno messi ? . La realtà è molto più ricca di internet.”
P.D.N. “Si , però internet è anche una forma di classismo forte...... .Chi lo può usare internet ? Chi può permettersi il lusso di possedere un computer, non solo, non è soltanto il lusso di comprare un computer che è costoso, ma anche il lusso di poterlo mantenere,di potersi formare, informare … e siamo tanto sicuri che su internet troviamo l’uscibile? Internet, la rete ha degli input, ha delle immissioni di contenuti informativi , ….chi le ha messe ? Chi ha deciso che quelli vanno messe e gli altri non vanno messi ? . La realtà è molto più ricca di internet.”
L.L. “Per essere al passo col tempo, bisogna viverlo o capirlo ? ”
P.D.N. “ Innanzitutto capirlo, viverlo si rischia effettivamente di non capire quello che si stia facendo, di entrare un po’ nel disturbino delle cose. Non è da tutti capirlo perché per capirlo bisogna prima di tutto studiare quello che è il proprio tempo, avere la pazienza, la voglia, la passione di studiarlo e analizzarlo. Molti preferiscono viverlo, una sorta di neovitalismo per l’appunto, non credo che però si possa essere al passo , per così dire con il proprio tempo, se prima non si ha la coscienza, la consapevolezza di quello che si fa, quindi ,innanzitutto capire, prima di entrare nel mondo delle passioni, dei sentimenti … .
P.D.N. “ Innanzitutto capirlo, viverlo si rischia effettivamente di non capire quello che si stia facendo, di entrare un po’ nel disturbino delle cose. Non è da tutti capirlo perché per capirlo bisogna prima di tutto studiare quello che è il proprio tempo, avere la pazienza, la voglia, la passione di studiarlo e analizzarlo. Molti preferiscono viverlo, una sorta di neovitalismo per l’appunto, non credo che però si possa essere al passo , per così dire con il proprio tempo, se prima non si ha la coscienza, la consapevolezza di quello che si fa, quindi ,innanzitutto capire, prima di entrare nel mondo delle passioni, dei sentimenti … .
L.L. “ Se volesse identificare la società quale posto sceglierebbe ? Oltre al teatro che per eccellenza è il luogo di rappresentazione!”
P.D.N. “ C’è Goffman un grande sociologo che diceva che tutta la società non è altro che un grande teatro …., non esiste un luogo, credo che ognuno debba scegliere un proprio luogo che è più opportuno, in cui ci si senta più realizzato.”
P.D.N. “ C’è Goffman un grande sociologo che diceva che tutta la società non è altro che un grande teatro …., non esiste un luogo, credo che ognuno debba scegliere un proprio luogo che è più opportuno, in cui ci si senta più realizzato.”
-Ma un’altra telefonata interrompe nuovamente, questa volta è un sondaggio. Intanto un ingorgo chilometrico fa rallentare il nostro viaggio, riprendiamo, siamo sulla via Flaminia Nuova-
L.L. “ Che cosa pensa dell’arte contemporanea ? ”
P.D.N. “Meravigliosa..., io penso che l’arte contemporanea si stia evolvendo grazie anche alla possibilità di usare tecnologie molto sofisticate ed avanzate, un periodo di creazione artistica molto interessante che non definirei come alcuni fanno, soltanto di transizione. A volte abbiamo acquisito soprattutto nella contemporaneità momenti di alto valore lirico, artistico, dalle arti figurative, quanto nella danza, quanto nella musica, nel teatro, nel cinema. Penso veramente che ci sia uno splendore di produzione, che molto spesso ha un po’ i connotati dell’esperimento, ma altre volte, proprio attraverso l’esperimento raggiungiamo dei capolavori dell’arte. Dall’altra parte forse le opere ad esempio di Michelangelo,anche se non è contemporaneo, sono proprio quelle opere sperimentali le “incompiute“, in qualche modo la partecipazione della creatività nell’utente faceva tutt’uno con la convinzione finalissima, l’esito finale dell’opera d’arte, la partecipazione, non soltanto il guaerismo dell’utente, ma anche la partecipazione della creazione.”
P.D.N. “Meravigliosa..., io penso che l’arte contemporanea si stia evolvendo grazie anche alla possibilità di usare tecnologie molto sofisticate ed avanzate, un periodo di creazione artistica molto interessante che non definirei come alcuni fanno, soltanto di transizione. A volte abbiamo acquisito soprattutto nella contemporaneità momenti di alto valore lirico, artistico, dalle arti figurative, quanto nella danza, quanto nella musica, nel teatro, nel cinema. Penso veramente che ci sia uno splendore di produzione, che molto spesso ha un po’ i connotati dell’esperimento, ma altre volte, proprio attraverso l’esperimento raggiungiamo dei capolavori dell’arte. Dall’altra parte forse le opere ad esempio di Michelangelo,anche se non è contemporaneo, sono proprio quelle opere sperimentali le “incompiute“, in qualche modo la partecipazione della creatività nell’utente faceva tutt’uno con la convinzione finalissima, l’esito finale dell’opera d’arte, la partecipazione, non soltanto il guaerismo dell’utente, ma anche la partecipazione della creazione.”
L.L. “Dando uno sguardo positivo verso il futuro consiglia ? ”
P.D.N. “ Il futuro purtroppo, in questo momento, proprio perché eravamo abituati ad un mondo delle sicurezze precostituite ,che era un mondo di cartapesta, fallace, che si è rivelato tardivamente tale, viene visto un po’ come una notte senza stelle , si ha più paura del futuro che non confidenza col futuro,più una notte senza stelle ripeto che, non una possibilità da tutti dignitosamente e felicemente vissuta. Cosa fare? Questa è la terapia, cosa si consiglia ? Che fare per superare? Innanzitutto cercare di trovare nuove forme di sicurezza , che non sono quelle di un tempo, allora cercare di anticipare la creatività sulla ripetitività, cercare di non rimanere agganciati a vecchi modi di concepire il lavoro, l’autonomia economica, vale a dire che l’impiego fisso, possibilmente pubblico che garantisce dai venticinque anni a no limits, non esiste più! Esistono cose che possono incoraggiare attitudini ha maggior soddisfazioni, è morali, creatività, è materiali, guadagni e via discorrendo, che si basano proprio invece sull’inventiva, sulla possibilità di tener presente che ormai le esigenze sociali, sono così tante che occorrono nuove professionalità, nuovi mestieri, nuove forme d’impiego lavorativo. Bisogna aver fiducia, soprattutto sulle proprie capacità di raziocinio, sulla propria passione, per fare cose che piacciono, occorre che piace qualcosa! Soprattutto hai giovani, queste sono le raccomandazioni ! ”
P.D.N. “ Il futuro purtroppo, in questo momento, proprio perché eravamo abituati ad un mondo delle sicurezze precostituite ,che era un mondo di cartapesta, fallace, che si è rivelato tardivamente tale, viene visto un po’ come una notte senza stelle , si ha più paura del futuro che non confidenza col futuro,più una notte senza stelle ripeto che, non una possibilità da tutti dignitosamente e felicemente vissuta. Cosa fare? Questa è la terapia, cosa si consiglia ? Che fare per superare? Innanzitutto cercare di trovare nuove forme di sicurezza , che non sono quelle di un tempo, allora cercare di anticipare la creatività sulla ripetitività, cercare di non rimanere agganciati a vecchi modi di concepire il lavoro, l’autonomia economica, vale a dire che l’impiego fisso, possibilmente pubblico che garantisce dai venticinque anni a no limits, non esiste più! Esistono cose che possono incoraggiare attitudini ha maggior soddisfazioni, è morali, creatività, è materiali, guadagni e via discorrendo, che si basano proprio invece sull’inventiva, sulla possibilità di tener presente che ormai le esigenze sociali, sono così tante che occorrono nuove professionalità, nuovi mestieri, nuove forme d’impiego lavorativo. Bisogna aver fiducia, soprattutto sulle proprie capacità di raziocinio, sulla propria passione, per fare cose che piacciono, occorre che piace qualcosa! Soprattutto hai giovani, queste sono le raccomandazioni ! ”
-Manca poco per arrivare agli studi RAI, la nostra bella conversazione si conclude qui -.